SULLA GITO…CAMPORISI…
5 posti! 5 posti! Gran bel gito!
5 posti! 5 posti! Gran bel gito!
Complimenti vivissimi a Rastino, Marco Palermi e Mikkele! Uno dei video più belli mai realizzati…
Dopo la 500 si rifarà la Loren
di Michele Serra
I creativi d’Italia, impressionati dal successo della nuova Fiat, stanno sfornando decine di idee per rilanciare oggetti o tendenze ormai al tramonto. Dalle nuove minigonne ai nuovi mangiadischi
Il grande successo della nuova Cinquecento sta facendo tendenza. Il richiamo al passato esercita sugli italiani un fascino irresistibile, e stilisti, creativi e uomini del marketing stanno preparando il lancio di nuovi prodotti dotati dello stesso potere evocativo. Vediamo i principali.
Nuova 600
È un’idea geniale, imprevedibile di Lapo Elkann, che ha lasciato senza fiato il management Fiat. Da mesi tutti si facevano la domanda: che cosa fare dopo la nuova 500? Alcuni dirigenti di corso Marconi proponevano di lasciar passare una decina d’anni e poi lanciare una nuova nuova 500, poi una nuova nuova nuova 500 e così via fino al 2250 circa, quando la caduta di un gigantesco meteorite e la distruzione del pianeta Terra dovrebbero finalmente mettere fine allo straziante obbligo di progettare automobili. È stato Lapo a proporre di uscire dagli schemi con una proposta sorprendente: dopo la nuova 500, perché non progettare la nuova 600, e subito dopo la nuova 700?
Nuova minigonna
È identica alla precedente, ma si indossa allacciandola sulla fronte e lasciando scoperti i glutei e i genitali.
Nuovi Savoia
Si tratta di Vittorio Filiberto e di Amedeo Emanuele. Sono stati clonati da un ramo minore, quello degli Aosta-Tangenziale, e sono stati necessari solo pochissimi ritocchi per renderli identici ai Savoia storici: inciampano uscendo di casa, parlano l’italiano come Alberto Tomba e riescono ad allacciare le scarpe solo togliendosele e mettendole sul tavolo.
Nuovi Bartali e Coppi
Il romantico dualismo tra il campione democristiano e il degenerato Coppi, bigamo e di sinistra, potrà rivivere grazie al lancio dei nuovi Bartali e Coppi. Si tratta rispettivamente di un ciellino in carriera, capace di dare la scalata allo Stelvio e ad Antonveneta nel corso della stessa tappa, e di un sosia di Fassino, intercettato dalla giuria mentre telefona all’ammiraglia per chiedere come mai sta pedalando da solo sulla Sila mentre tutti gli altri concorrenti sono sul lungomare di Viareggio.
Nuovo mangiadischi
Chi non rimpiange quella valigetta di 12 chili per ascoltare musica in spiaggia, che dopo avere emesso poche note si riempiva di sabbia e cominciava a gracchiare, fino a prendere fuoco verso mezzogiorno? In omaggio a quell’oggetto di culto, ecco il nuovo mangiadischi: si tratta di un iPod costosissimo, da portare a tracolla nonostante le dimensioni enormi, in grado di memorizzare solo due canzoni dei Dik Dik o di Jimmy Fontana prima di esplodere. Già centinaia di migliaia i pezzi prenotati. L’ordinazione più cospicua è stata fatta dal terrorismo sunnita iracheno.
Nuova Sophia Loren
Per rilanciare il cinema italiano è in progetto uno stock di nuove maggiorate. Insieme a una nuova Sophia Loren, che girerà una nuova ‘Ciociara’ (storia di una concorrente del ‘Grande Fratello’ che violenta un intero battaglione di soldati americani), sono allo studio una nuova Silvana Mangano, protagonista di ‘Sushi amaro’, e una nuova Lollo che in ‘Coca, amore e fantasia’ darà vita a una simpatica saga sulla provincia italiana.
Nuovo Maciste
Torna l’eroe indiscusso del cinema mitologico all’italiana. Grazie agli anabolizzanti, è largo sei metri e durante i provini per le strade di Roma ha abbattuto a mani nude la nuova Ara Pacis, diventando un idolo popolare. Lancerà macigni dal cavalcavia.
Nuovo papa
È l’operazione più difficile. Questo papa si sforza di tornare al passato, ma ha esagerato retrodatando l’effetto nostalgia al Seicento e alla Controriforma. Un pool di costumisti sta cercando di convincerlo a rinunciare almeno alle babbucce di Cesare Borgia, con stiletto incorporato, e di sostituire i cappellini della linea Torquemada con quelli di Elton John, che sono quasi identici ma almeno non attirano i pipistrelli. Ma il fallimento del restyling è quasi certo: il papa, durante le prove del ‘discorso della Luna’ che rese così amato papa Giovanni, ha fatto piangere i bambini presenti.
(12 luglio 2007)
Da Kataweb musica del 11/07/2007
di Vittorio Pio
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L’insostenibile culto della personalità ha macchiato l’aurea non proprio candida di Keith Jarrett, forse il miglior pianista contemporaneo, ma assolutamente l’ultimo nei modi e nell’educazione. C’era grande attesa a Perugia per il suo debutto italiano (l’altra unica replica è prevista per il 13 a Brescia), nell’ambito di Umbria Jazz. Un rapporto partito da lontano: era il 1974 quando Jarrett fece due splendidi concerti in solitario proprio nel capoluogo e poi nell’incantevole cornice di Villalago, un exploit che ancora viene considerato tra i vertici assoluti della manifestazione.
Altri tempi e soprattutto altri modi per il mercuriale personaggio che ieri sera, poco prima di prendere il centro del palco, ha pesantemente insultato il pubblico reo di aver solo pensato di poter scattare qualche foto. Il presentatore ufficiale aveva appena fatto appello alla platea di attenersi al diktat di Jarrett, capace in altre sedi di piantare tutto anche per un solo flash captato in lontananza e un silenzio di tomba aveva accompagnato la sua uscita nella trepidante attesa dei musicisti. Quando dal buio sono sbucate tre ombre, Jarrett caracollando verso il microfono e con aria sprezzante e ingiustificatamente provocatoria ha sibilato: “Non parlo Italiano ma qualcuno deve aver detto a tutti gli ‘assholes’ (intraducibile senza deviare nello scurrile) presenti di mettere via tutte queste fottute macchine fotografiche. Se non lo fate immediatamente mi riservo il diritto di lasciare immediatamente il palco e questa ‘God Damn City’ (maledetta città ndr), così voi avrete pagato per vedere nulla, ricordatevi che il privilegio è vostro, non certo il mio”.
Parole pesantissime da parte di un uomo prevenuto con un qualche probabile disagio personale. Assurdo se si considera l’affetto che ha sempre sottolineato ogni sua esibizione da queste parti. Molti fra i presenti si erano fatti anche più di 400 chilometri per assistere alla serata. Sconcerto e preoccupazione si diffondono in un attimo mentre tra le primissime file che avevano accolto anche il ministro Rutelli in visita ufficiale a Perugia, qualcuno strappa tra i fischi il suo biglietto da 80 euro prendendo l’uscita, preoccupandosi però di mostrare l’indice verso il palco. Tensione e silenzio accompagnano On Green Dolphin Street, il primo tra i preziosi brani estratti dal grande songbook di Broadway, prestato al jazz Esecuzione magnifica, applauso liberatorio ma sono molti quelli che restano a braccia conserte.
Un attimo per ritrovare la concentrazione e poi questo trio completato dai magnifici Gary Peacock e Jack Dejohnette, che proprio quest’anno officierà il suo venticinquennale con una serie di celebrazioni annunciate dall’Ecm, ribadisce il proprio teorema per il quale la profonda conoscenza delle regole è la condizione essenziale per poter essere intimamente liberi, anche se i temi distillati da questa pregiata antologia virtuale del jazz si chiamano Django, Late Lament, Joy Spring e sono appunto stra-battuti. Se ci sono loro rimane una musica di una bellezza stordente, la stessa sensazione lasciata a freddo a inizio serata e che viene ribadita al termine del breve (poco più di 30 minuti) secondo set. Nel momento in cui i tre ritornano in scena per i meritati applausi che preludono ai bis, qualcuno grida all’indirizzo del sommo Keith un disgraziato per quanto sacrosanto “motherfucker”: imperturbabile lui si avvicina al microfono proferendo le ultime parole: “Con questo abbiamo chiuso, non eseguiremo nessun altro pezzo, grazie e buonanotte”.
Imperdonabile, al punto che gli organizzatori di Umbria Jazz con una nota appena diramata annunciano una rottura che al momento pare irreparabile: “L’artista Jarrett è sublime, l’uomo molto discutibile, tutto si può comprendere ma non si può certo insultare il pubblico e un intera città per colpa di qualche isolato flash. Ovviamente anche la parolaccia volata dalla platea è da condannare, ma ormai il clima si era rotto e non certo per colpa del pubblico. Dopo consultazioni interne abbiamo deciso che con lui abbiamo chiuso. Resterà per sempre nella storia di questo festival, ma faremo a meno della sua musica”. Letto, sottoscritto e approvato.
Se una divinità sotto effetto di sostanze psicoattive avesse mescolato Roco, i Daft Punk, Giorgio Moroder e una spruzzata di LSD, dando al tutto forma (semi)umana, probabilmente il risultato sarebbe stato qualcosa di molto simile a lui: 
Gualtiero Cacioppa, artista electrofolk. E’ comparso su myspace pochi mesi fa, conquistando subito larghi consensi e innumerevoli richieste di add, tra perugini e non. Perfetto connubio tra affascinante tecnologia del futuro e schiette e rassicuranti tradizioni del passato, già campione interegionale 1975 di ruzzolone, Cacioppa affronta temi di scottante attualità con logica robotica e saggezza contadina. Esemplare il suo invito ai giovani a tornare a valori puri e ad abbandonare il mito del denaro, nella hit “Guadrini”: “lassa gì tutto, gira pel mondo”. L’attenzione è rivolta anche alle problematiche relazionali giovanili: “Tu m’e’ da di frega/tu l’ se che so’ ‘l tu’ frego/donca ’sco tu me piegi del brutto/te la levo io la sete co’l progiutto”, dice Gualtiero, con il prezioso accompagnamento dei New Fagians (Anselmo e Soliero Paciotti), in “Cocca mia”, suggestiva ballata tecnoromantica. Fino ad arrivare alla brillante hit dance “Elvè”, un beat travolgente che vi farà ballare scatenati come Mr. Zed. Per ascoltare i capolavori di Gualtiero Cacioppa, ed essere aggiornati sulle sue nuove produzioni e apparizioni pubbliche, non bisogna fare altro che visitare il suo myspace: http://www.myspace.com/gualtierocacioppa.
Mare Dentro, un film di Alejandro Amenábar