Il blog di torre

Tutto quello che c’è da sapere su di me

FOTO DELLA SETTIMANA

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Riso…soriso…come me vièddaride…

Mario Brega e Verdone da “Borotalco”:

Guzzanti/La Porta gioca a scarabeo:

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«Decidi tu il prezzo». Rivoluzione Radiohead

Thom Yorke (a sinistra) e Jonny Greenwood (foto Steve Parsons - Ap)

di Simona Orlando

ROMA (11 ottobre) - La rivoluzione ha avuto inizio. Un buon inizio. E non è stata condotta da un gruppo di nicchia, che conta solo pochi affezionati, ma da una delle migliori rock band del mondo. I Radiohead hanno scavalcato gli intermediari discografici scegliendo di diffondere il loro settimo album In rainbows esclusivamente su internet, dalle sette di ieri mattina, come promesso.

Il metodo è filato liscio come l’olio, nonostante l’ingorgo di connessioni al sito www.inrainbows.com, e i navigatori hanno potuto scegliere fra due alternative: comprare in anteprima, alla cifra di 40 sterline (spese di spedizione incluse), un pacchetto con l’album di diciotto tracce, un doppio vinile e fotografie, oppure scaricare nel giro di due minuti un file zip di 48,4 megabyte con dieci tracce mp3 senza DRM, cioè masterizzabile e diffondibile, al prezzo che desiderano. Proprio così: offerta libera. Prevedendo una reazione di incredulità al cospetto della scritta “Decidi tu”, a un secondo clic, il sito risponde ”No, davvero, decidi tu”, trasformando l’acquisto in un caso di coscienza. Il prezzo medio registrato sembra essere stato di cinque sterline, non perché poco valga In rainbows, piuttosto perché gran parte dei fan compreranno comunque il feticcio vero e proprio nel 2008, quando uscirà nei negozi nel formato consueto.

Contenti i Radiohead che, scaduto il contratto con la Emi adesso gestiscono direttamente la realizzazione e la distribuzione del lavoro, salvando così le proprie scelte estetiche e creative dal compromesso e mettendo in tasca ogni centesimo (finora gli artisti ricavavano dai live e dal merchandising più che dal cd), e contenti pure i fruitori. Meno euforiche sono le major, a questo ennesimo rintocco funebre, incapaci di fare fronte alle novità digitali e ostinate a criminalizzare il downloading e il file-sharing invece di sfruttarne i vantaggi promozionali.

Già da tempo i Radiohead tiravano spallate a quello che il cantante Thom Yorke definisce “un modello di business decadente”. Hanno sempre considerato l’album una forma artistica da rispettare, detestato le vendite individuali delle canzoni, per loro inasportabili dal resto del disco, messo in piedi tour senza sponsor o marchi pubblicitari, e rilasciato solo interviste indispensabili. Nel 2000 misero in rete l’apparentemente invendibile “Kid A” tre settimane prima dell’uscita ufficiale e il disco, senza supporto radiofonico o singoli mirati, riuscì a toccare il vertice delle classifiche in Europa e negli Stati Uniti. “In rainbows” sarà ovviamente ineleggibile nelle classifiche finché non verrà confezionato, ma il fatto non spaventa nessuno. Anzi, se l’iniziativa della band di Oxford funzionerà a lungo termine, è il principio di un cambiamento radicale, al quale artisti senza contratto discografico come Trent Reznor, Oasis, Charlatans, Jamiroquai, hanno già promesso di adeguarsi.

Per quanto riguarda il valore musicale di “In rainbows”, a parte rassicurare che non deluderà, si può aggiungere poco. Il suo processo di assimilazione è lo stesso che in passato: al primo ascolto se ne percepisce la grandezza e si resta cautamente incerti, al secondo si affonda nei suoni, al terzo nelle melodie e nelle parole, a lungo andare diventa un altro disco irrinunciabile dei Radiohead.

Da “Il Messaggero”.

P.s. Per la cronaca, io (Torre) l’ho acquistato in formato digitale decidendo di sborsare “ben” 3 $!

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Sono uomo di strada e di parola

SATIRA PREVENTIVA

di Michele Serra

 

I media fanno a gara a raccogliere le opinioni della gente comune. Intervistata su Cogne e Garlasco, Moggi e l’effetto Serra

 

Dal diario dell’uomo della strada.

“Caro diario. Essere un uomo della strada, di questi tempi, è molto impegnativo. Una volta era sufficiente aggirarsi per i bar e sugli autobus borbottando opinioni generiche contro il governo. Ma oggi noi uomini e donne della strada rivestiamo un ruolo sociale di grande delicatezza e rilievo: basti pensare che circa la metà dei palinsesti televisivi è appaltata all’uomo della strada, alle sue opinioni, ai suoi umori. La mia giornata di ieri, davvero massacrante, è la prova provata di quanta fatica e quanta responsabilità gravino sulle nostre spalle.

Ore 9
Neanche il tempo di pettinarmi e già ero a Garlasco, in un capannello tumultuante, per gridare “Maledetto assassino” al Fidanzato dagli Occhi di Ghiaccio che usciva di casa. Ma nella concitazione ho sbagliato capannello, mi sono ritrovato in una coda davanti a un negozio di scarpe da footing e ho gridato “Maledetto assassino” a un commesso che stava aprendo la serranda. Fortunatamente era presente una troupe del Tg5 che stava facendo un’inchiesta sul caro-prezzi, e la mia immagine mentre grido insulti con gli occhi strabuzzati e la bava alla bocca non andrà sprecata.

Ore 10
Ho raggiunto il capannello giusto davanti alla casa del Fidanzato. Ho cominciato a gridare “Maledetto assassino” già un paio di isolati prima, ma quando sono arrivato sul posto mi hanno detto che il Fidanzato era appena stato scarcerato e dunque si doveva cantare tutti insieme “Perché è un bravo ragazzo”. Abbiamo cantato “Perché è un bravo ragazzo” fino a mezzogiorno, quando è scattata la pausa pranzo per le troupe dei telegiornali.

Ore 13
Al bar abbiamo visto un tigì che confermava gli indizi di colpevolezza a carico del Fidanzato. Abbiamo deciso di dividerci in due gruppi di uomini della strada: uno che gridava “Maledetto assassino” e l’altro che cantava “Perché è un bravo ragazzo”. Siamo finiti in un servizio di approfondimento dal titolo ‘L’opinione pubblica è divisa’.

Ore 15
Il nostro gruppo considera esaurito, per adesso, l’argomento delitto di Garlasco. Ci riuniamo con i giornalisti presenti per decidere come ottimizzare il tempo a disposizione. Si decide di dividerci in Commissioni Tematiche. Alcuni di noi rilasciano dichiarazioni violentemente ostili sugli zingari e marciano su un campo nomadi muniti di torce, altri danno vita a un vivace alterco di strada pro e contro l’Alta Velocità, altri ancora rispondono a domande sui principi della termodinamica. Vengono individuati, e subito allontanati, alcuni intrusi che conoscono perfettamente la materia trattata: uno è un docente di termodinamica, viene salvato a stento dall’indignazione dei veri uomini della strada presenti. Esiste un’etica inviolabile, tra gli uomini della strada: bisogna parlare esclusivamente di cose delle quali non si sa un cazzo, altrimenti è sleale.

Ore 17
La fatica comincia a farsi sentire, ma l’orgoglio dell’uomo della strada può fare miracoli. Un’anziana tabaccaia risponde “Io sto con Beppe Grillo” a una domanda sul terzo principio della termodinamica. Un pensionato grida “Birmania libera!” a un giornalista che gli chiedeva se riesce ad arrivare a fine mese. Una coppia di impiegati accusa i Ris di Parma di essere responsabili del carovita. È un trionfo. I direttori dei telegiornali ci fanno sapere di essere molto orgogliosi delle nostre risposte a capocchia.

Ore 20
Una cena sociale ci viene gentilmente offerta dall’Ordine dei giornalisti. Vengono premiati alcuni veterani: una signora che negli ultimi anni ha già rilasciato opinioni di strada su Cogne, sull’alluvione in Valtellina, sul caso Moggi e sul riscaldamento del pianeta viene abbracciata dal direttore di ‘Studio Aperto’ che le propone la conduzione di un programma di approfondimento. Ma il vero eroe della serata è un ex barelliere, quasi centenario, che gridò “Basta!” per la strada già a Claudio Villa dopo il Festival di Sanremo del ‘59. Il suo filmato, mai andato in onda, è stato ritrovato nelle teche Rai.

Ore 23
Viene deciso, tra gli applausi, che il prossimo capannello di uomini della strada prenderà posizione ai margini di un ghiacciaio alpino, gridando “Vergognati!” al ghiacciaio che si sta sciogliendo. Tutti i telegiornali italiani assicurano la loro presenza.

(04 ottobre 2007)

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Omaggio al cinema, a Roma, a Fellini.

Scena tratta dal film “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola.

In questa scena Manfredi si imbatte nel set del film “La dolce vita” a Fontana di Trevi.

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