Il blog di torre

Tutto quello che c’è da sapere su di me

Satira preventiva di Michele Serra

La festa del cinema in canottiera

A Roma prende vita il nuovo festival del Cinematografo Nazionale: bandita la plutocrazia americana, tra il pubblico assiepato all’Eur spopola il film neorealista ‘Canottiere’

Cinegiornale Luce Nello splendore della Città Eterna, alla maschia presenza del nuovo sindaco Gianni Alemanno, ha aperto i battenti la nuova edizione della Festa del Cinematografo Nazionale. Uno storico evento che segna la fine dell’egemonia di Hollywood. Almeno tre generazioni di cineasti ebrei, pederasti e alcolizzati, che hanno imposto al mondo la mollezza degenerata della plutocrazia americana, devono arretrare di fronte alla ferrea determinazione del nostro Nuovo Cinema Sociale, rilanciato con grande dispiego di mezzi e spirito di abnegazione dalle forze di governo.

La folla plaudente, accorsa all’Eur con ogni mezzo e assiepata tra le maestose architetture della Seconda Roma, si è trovata di fronte a uno spettacolo di grandiosa innovazione. La madrina Sophia Loren, transennata per l’occasione, era l’unico segno di continuità con le querule edizioni veltroniane. Al posto del decadente tappeto rosso che i precedenti sindaci, proni allo straniero, avevano srotolato sotto i tacchi a spillo e le unghie laccate di dive capricciose e sessualmente promiscue, ecco il vigoroso e austero zerbino di raffia intrecciata voluto dal sindaco per significare la ruvida operosità del nostro proletariato agricolo. Appena un metro quadrato, ma più che sufficiente per accogliere, uno alla volta, i prestigiosi ospiti accorsi a Roma da tutte le latitudini.

Applauditissimo il cast di ‘Canottiere‘, la pellicola neo-neorealista che rilancia il virile indumento di candido cotone con il quale generazioni di proletari italiani hanno affrontato la vita. Il protagonista Lando Mantoni (già star di ‘Mercati generali’) ha esibito il poderoso torace e i guizzanti muscoli tra l’entusiasmo del pubblico femminile. Respinta dalle forze dell’ordine una equivoca ovazione riservata a Mantoni da un capannello di omosessuali che cercavano di rovinare l’atmosfera di sana festa famigliare. La pellicola si svolge in un suggestivo scenario popolare: Mantoni si affaccia a torso nudo e con le ascelle insaponate alla finestra di un enorme caseggiato di borgata gridando “Ma ‘ndo cazzo sta la mia canottiera?”. Gli risponde Maria, sua promessa sposa, che si affaccia da una finestra poco distante: “Sta ner cassetto, a stronzo!”. Critica in visibilio.

Ma vediamo le principali pellicole nazionali in programma, e le altre iniziative in corso.

Il ritorno di Maciste L’eroe autarchico è nuovamente tra noi, incarnato dalla prestanza fisica di Erminio Molinacci, un portuale di Littoria rimasto disoccupato perché a Littoria (per adesso) non c’è ancora il porto. Già girati, in quindici giorni, ‘Maciste contro i Sette Nani’, ‘Maciste contro Woody Allen’ e ‘Maciste contro i Village People’, avventure edificanti in cui il nostro, a mani nude, sgomina i falsi eroi della sub-cultura hollywoodiana. In lavorazione ‘Maciste contro gli Ogm’ (fortemente voluto da Gianni Alemanno in persona) e l’attesissimo ‘Maciste contro gli intellettuali del Mulino’.

I magnifici Otto Il cinema americano clamorosamente surclassato dal rifacimento dei ‘Magnifici sette’, identico ma con l’aggiunta di un ottavo pistolero. Si lavora febbrilmente alla sceneggiatura de ‘La carica dei 102′.

Ladri di motociclette Generoso omaggio al cinema neorealista, però depurato della retorica comunista, che tendeva a dare del popolo italiano un’immagine pauperista e deprimente. Al posto di rugginosi velocipedi, i ladri odierni stanno benissimo, ridono continuamente e rubano prestigiose motociclette giapponesi, in sella alle quali conquistano le ragazze del quartiere. Nel cast un poco convincente Raoul Bova, che si giustifica sostenendo di avere dovuto recitare sotto minaccia.

Gli ospiti stranieri Sono stati accolti a braccia aperte anche alcuni attori americani, convinti a italianizzare il loro nome dopo un dialogo telefonico con il sindaco Alemanno e un assegno di duecentomila euro. Molto applauditi Giorgio Cloni, Ruperto Everetti, Susanna Saridoni e il regista Stefano Montegiuochi, noto oltreoceano come Steven Spielberg. Prevista una retrospettiva del
valente giallista britannico Alfredo Iscocchi. Premi alla memoria per Antonio Regina e Roberto Speranza.

(08 maggio 200 8)

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Toast, pizzette…come quiste!

Ebbene sì, mi ci è voluto un po’ di tempo, ma finalmente l’ho scovato nella galassia di internet!!

Spot Sornatutto De Longhi 1987

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Boris: la prima stagione in DVD! (Me sa che non me lo compro!)

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Dal 7 maggio, a grande richiesta, la prima fuori serie italiana sarà disponibile in cofanetto. 3 DVD contenenti 14 episodi da mezz’ora e i contenuti speciali esclusivi tra cui il backstage e le interviste al cast: un’occasione imperdibile per rivedere la prima stagione, in attesa della seconda, in onda sempre su FOX (canale 110 di SKY) a partire dal 12 maggio alle ore 23:00.

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Quiz del mese di Estrarre: Indovina i piedi.

Indovina i proprietari dei rispettivi piedi dal più lontano al più vicino.

Un aiutino: in tutto i proprietari sono 6.

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Amarcord del mese

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P.S. Per chi non ci credesse, questa foto non è un fotomontaggio!!

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Genova, quei silenzi sul Garage Olimpo di Bolzaneto

di GIUSEPPE D’AVANZO

IL PROCESSO per i fatti di Bolzaneto, scrivono i pubblici ministeri nella memoria consegnata ieri al tribunale di Genova, è “un processo dei diritti”. Le testimonianze, le fonti di prova raccolte, le timide ammissioni degli imputati, la ricostruzione di quel che è accaduto in una caserma italiana diventata, per tre giorni, un argentino Garage Olimpo parlano della dignità della persona umana, della libertà fisica e morale del cittadino detenuto.

Ci ripetono che anche una democrazia è capace di torturare. Che anche la nostra giovane democrazia può avvitarsi, senza preavviso, in una spirale autoritaria, e non solo i regimi che si nutrono dell’annientamento dell’altro per sopravvivere. Ci ricordano che l’umiliazione di un uomo prigioniero e indifeso, abbandonato a un deserto di regole, garanzie e umanità apre un solco profondo tra il cittadino e lo Stato. Ci annunciano come può collassare la cultura stessa della nostra convivenza civile.

L’indignazione non può bastare per quel che accaduto a Genova Bolzaneto. Non è sufficiente un sentimento. Occorrono ragione e intelligenza delle cose. E’ necessario interrogarci con radicalità sulla debolezza delle nostre istituzioni; sui deficit culturali di chi - in alto o in basso - li rappresenta; sulla qualità delle prassi di governo e comando di quelle istituzioni; sulla peculiarità dei meccanismi di selezione dei ceti dirigenti di quelle amministrazioni, sulla loro permeabilità a una volontà - politica, burocratica - che può capovolgere i valori costituzionali.

“Bolzaneto è un “segnale di attenzione”", hanno ragione i pubblici ministeri di Genova. E’ “un accadimento che insegna come momenti di buio si possono verificare anche negli ordinamenti democratici, con la compromissione dei diritti fondamentali dell’uomo per una perdurante e sistematica violenza fisica e verbale da parte di chi esercita il potere”.

I magistrati sembrano chiedere ascolto, più che al tribunale, a chi ha il dovere di custodire gli equilibri della nostra democrazia. Bolzaneto, sostengono, insegna che “bisogna utilizzare tutti gli strumenti che l’ordinamento democratico consente perché fatti di così grave portata non si verifichino e comunque non abbiano più a ripetersi”. E’ un’invocazione, ci pare. Quei magistrati, con misura e rispetto, dicono alla politica, al Parlamento, alle più alte cariche dello Stato, alla cittadinanza consapevole: attenzione, gli strumenti offerti alla giustizia per punire questi comportamenti non sono adeguati. Non esiste una norma che custodisca espressamente come titolo autonomo di reato “gli atti di tortura”, “i comportamenti crudeli, disumani, degradanti”.


E comunque, il pericolo non può essere affrontato dalla sola macchina giudiziaria perché quando si mette in moto è troppo tardi. La violenza già c’è stata. I diritti fondamentali sono stati già schiacciati. La democrazia ha già perso. I segnali di un incrudelimento delle pratiche nelle caserme, nelle questure, nelle carceri - dove i corpi vengono rinchiusi - dovrebbero essere percepiti, decifrati e risolti prima che si apra una ferita che non sarà una sentenza di condanna a rimarginare, anche se quella sentenza - e non è il nostro caso - fosse effettiva.

L’invito della magistratura di Genova dovrebbe indurre tutti - e soprattutto le istituzioni - a guardarsi da ogni minima tentazione d’indulgenza, da ogni relativizzazione dell’orrore documentato dal processo. Ora se si prova a esaminare gli umori delle amministrazioni dello Stato, coinvolte nel plumbeo affresco di violenze ricostruito a Genova, si raccoglie soltanto un imperturbabile disinteresse. Non un fiato. Al più, spallucce. In qualche caso, un sorrisetto di disprezzo.

Quel che, a buona parte dell’opinione pubblica, appare a ragione una lesione e una grave ipoteca, non lascia traccia nelle istituzioni. Non è nemmeno un amaro ricordo. E’ soltanto un nulla di cui non vale più la pena occuparsi. Non deve essere nemmeno un fatto politico, una questione pubblica - come si doleva qualche giorno fa Marco Revelli - perché la politica guarda da un’altra parte. Distratta? Complice? Inconsapevole? Senza dubbio sorda ai coerenti argomenti di Valerio Onida: “Uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedirne reati, ma per commetterne, non può essere considerata “forza dell’ordine”. Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici”.

Forse non si possono usare formule più preoccupate, e tuttavia anche le parole del presidente emerito della Corte costituzionale sono cadute nel vuoto. Il governo in carica tace come se l’affare non lo interpellasse e riguardasse gli altri che governavano nel 2001. Tace il centro-destra, dimentico che quelle violenze si consumarono nel giorno in cui si presentò alla scena del mondo mentre un vice-presidente del Consiglio (Fini) era ospite della “sala operativa” in questura e un ministro di Giustizia (Castelli), nel cuore delle notte, visitava la caserma di Bolzaneto bevendosi la storiella che i detenuti erano nella “posizione del cigno” contro un muro (gambe divaricate, braccia alzate) per evitare che gli uomini molestassero le donne. Tace Bertinotti, tace Veltroni come se la promessa di un’Italia “nuova” potesse fare a meno di chiedersi: perché c’è stato l’inferno di Bolzaneto? E quale garanzie abbiamo che non accada più?

Da “Repubblica” del 19 marzo 2008.

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Io me sa che il 13 aprile faccio come Pasquale Ametrano…

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Amy Winehouse - Hey Little Rich Girl (Live In London)

Ntasssssssssssssss!!!!!

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Elio e le Storie Tese - Parco Sempione

Videoclip del primo singolo del nuovo album degli EELST in uscita il 20 febbraio (in edicola!!!) dal titolo “Studentessi”.

Guest star: Maccio Capatonda

Il primo singolo “Parco Sempione” promette molto bene.

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Scegli l’urlo de Seguini che te sconfifera di più…

      urlo n.1            urlo n.2          urlo n.3           urlo n. 4

urlo n.1urlo n.2urlo n.3urlo n.4

P.S. Urlo dovuto all’aggressione (Nda)

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